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Giorno 11: Valcarce – Sarria

5 giugno 2011

(55 km) Sento estremo bisogno di nuovi stimoli per affrontare l’impegnativa tappa di oggi, l’ultima grande salita del viaggio. Si tratta di un passo di 8 km che dai 680 m. iniziali porta ai 1.300 m. del monte O Cebreiro.
Si puo’ arrivare in cima sia attraverso il sentiero originale del Cammino di Santiago, sia su una strada asfaltata. Per chi lo fa in bicicletta e’ caldamente consigliata la strada, visto che il Cammino in questo tratto e’ spesso stretto e impercorribile sulle 2 ruote.

E’ una bella giornata. In mezz’ora arrivo a Hospital de los ingleses, punto di partenza della super salita. Qui faccio una breve pausa, sempre in attesa di quei nuovi stimoli che pero’ stentano a materializzarsi. Cosi dopo aver riempito le borracce parto, prendendomela molto con calma, convinto che saliro’ pian pianino, una pedalata alla volta.
Incontro fin da subito altri ciclisti, chi coi bagagli (quindi in “pellegrinaggio” come me) chi senza (quindi venuti qui per una normale escursione domenicale). C’e’ chi va piu’ veloce di me, chi piu’ lento. Procedo tranquillo col mio ritmo.

Improvvisamente mi si affianca un ciclista che quasi mi tocca da quanto vicino mi passa, nonostante tutta la strada libera. Mi guarda con aria da gradasso e mi saluta sghignazzando per poi sorpassarmi. Stessa cosa, il suo compare qualche metro dietro lui. Si tratta di due austriaci, tute e scarpette da bici in pandan, sembrano usciti da una pubblicita’. Uno dei due ha i polpacci come le mie cosce. Sono indubbiamente i due ciclisti piu’ “grossi” che ho incontrato fin’ora sul Cammino e anche i piu’ antipatici!
Ecco lo stimolo che stavo aspettando! Ecco la SFIDA, che (neanche mi conosco) sul sottoscritto ha lo stesso effetto che ha la FEDE sui pellegrini. E’ la mia marcia in piu’! Ecco quindi, che inizia lo show…

Dopo circa 1 km ho il cuore a mille e sono senza fiato: i due vanno su come missili, stargli dietro e’ un’impresa, ma non mollo! Immagino che a breve saro’ costretto a fermarmi, esausto e pentito di aver intrapreso questa battaglia senza senso.
La pendenza cala leggermente per un breve tratto e riesco a riprendere fiato: mi stupisco di quanto velocemente recupero forze ed energie, sara’ l’allenamento di queste settimane in sella. Riesco a fatica a tenere il loro passo ma non li perdo mai di vista e cerco di non lasciare piu’ di 20 metri di distanza tra me e loro.
In mezz’ora non hanno accennato a fermarsi ne’, figuriamoci, hanno rallentato minimamente. Inizio a sentire le gambe che tirano, pedalo in piedi a tratti per riposare gli altri muscoli. Questi sono tosti. Ma non mollo!
Bevo, mi metto la bandana, scarto 3 chewingum e le mastico con forza… il tutto pedalando visto che gli austriaci continuano a “correre”.
Controllo l’altimetro per capire a che punto siamo: abbiamo fatto 300 m. di dislivello, ce ne mancano altrettanti.
Mi sento alla grande, fiato e gambe reggono, inizio a convincermi che posso farcela ad arrivare in cima coi due colossi austriaci.
Il primo continua a spingere, il secondo stenta un po’ e spesso si gira per vedere se ci sono ancora. Ci sono, ci sono, non mollo!
Piu’ si sale e piu’ sento la mia bici che va, le gambe che spingono e la convinzione che cresce. Dopo l’ennesimo tornante vedo in lontananza la fine del passo con alcuni edifici, penso “e’ fatta!”. Ma quando il primo austriaco arriva in cima vedo che non si ferma e prende la strada in salita che prosegue. Non e’ ancora finita. Ma non mollo! I tornanti proseguono, il ritmo degli austriaci non cala, stringo i denti e gli resto attaccato. Ora si vede un cartello alla fine di un lungo rettilineo,  in cima al passo, ecco la fine! Manca poco, meno di 1 km. E qui succede l’incredibile: il secondo austriaco, quello poco davanti di me, “crolla”! Si ferma, non ce la fa piu’, si china sulla bici e urla qualcosa all’amico avanti che a quel punto frena e appoggia i piedi a terra per aspettarlo. Io non faccio una piega, procedo col mio ritmo e gli passo di fianco. Quando supero anche il primo austriaco, alzo la testa e col sorrisino lo saluto. 🙂 Mi giro un istante e vedo che entrambi mi guardano allibiti. Che volata!

E’ stata una salita magnifica, mai avrei pensato di risolverla in poco piu’ di 1 ora e in questo modo. Spettacolo! Devo ringraziare sinceramente i due ciclisti austriaci per avermi regalato lo stimolo di cui tanto avevo bisogno. Direi che questa era la mia giornata, visto che i due erano fisicamente superiori a me, senza alcun dubbio.
Da qui, il panorama e’ strepitoso…

Mi fermo per un the’ caldo e per recuperare le energie.
Dopo alcuni tratti ancora in leggera salita, inizia finalmente la discesa sull’altro versante della valle. Entro cosi in Galizia
(foto panoramica, clicca per ingrandire)

Mi fermo a Sarria, piccola cittadina in fondo alla valle. E’ stata una giornata entusiasmante e anche l’ultima tappa dura e’ andata!
Santiago De Compostela e’ “dietro l’angolo”, a un centinaio di chilometri…

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Giorno 9: Leon – El Acebo

3 giugno 2011

(86 km) Oggi il mio contachilometri ha smesso di funzionare… ed e’ stata una vera e propria benedizione! Per la prima volta da quando sono partito, ho pedalato senza proccuparmi minimamente dei chilometri percorsi o da percorrere. E alla fine ne ho fatti quasi 90!
In questo viaggio sono stato attento a non farmi prendere dalla “smania dell’arrivo” tranquillo per essermi tenuto a disposizione un paio di giorni extra per concludere il Cammino. Avere pero’ sotto gli occhi costantemente il contachilometri che ti indica quanti ne hai fatti, quanti ne mancano, ecc ecc di certo non aiuta. O per lo meno, non a me.

Ho pedalato cosi senza alcuna fretta per diverse ore prima di fermarmi e fare la prima pausa. La tappa di oggi e’ quasi tutta in salita: mi aspetta un passo di montagna che mi portera’ alla Cruz de Ferro, a 1.500 m di quota, il punto piu’ alto del Cammino di Santiago. Non so ancora se ci arrivero’ in giornata o se mi fermero’ a dormire prima; la strada e’ lunga, si vedra’ lungo il percorso…
(foto panoramica, clicca per ingrandire)

La giornata e’ splendida e procedo bene. Anche il paesaggio aiuta: le pianure sconfinate me le sono lasciate alle spalle e qui, man mano che salgo, mi sento sempre piu’ in un ambiente familiare, di montagna…

E’ primo pomeriggio e sono a quota 1.000 m. Dalle indicazioni sui cartelli e dalle mie carte, vedo che mancano ancora 15 km di salita e 500 metri di dislivello per arrivare a destinazione: decido di andare!
Il sole batte forte e la salita e’ bella impegnativa ma io mi sento alla grande e vado avanti senza problemi. Un tornante dopo l’altro e finalmente vedo la cima del passo e la famosa “Croce di ferro”…

E’ tradizione che ogni pellegrino porti fin qui una pietra dal proprio luogo di origine, per poi lasciarla ai piedi della croce. In alternativa alla pietra si puo’ lasciare/abbandonare qualcosa di personale. Questo e’ un luogo sacro molto importante e giungono qui ogni giorno corriere di fedeli da tutta la Spagna.

Mi cambio e riparto dopo breve, sono le 16:00 e non ho ancora idea di dove mi fermero’ a dormire. Dopo un paio di chilometri in quota, inizia la discesa e davanti a me si apre un panorama fantastico su tutta la vallata…
(foto panoramica, clicca per ingrandire)

Guardando la cartina immagino di dover fare ancora un bel po’ di strada prima di potermi fermare ma non e’ cosi: dopo una discesa ripida entro nel borgo di El Acebo, un vero gioiellino…

Senza indugi decido di fermarmi qui, inizia ad essere tardi, questo posto mi garba parecchio e l’alberghetto a conduzione familiare che trovo e’ delizioso.
La cena e’ degna di nota, tutto squisito e la sera, il cielo mi regala un tramonto che vale l’intero viaggio…

Mi sento fortunato e ho la strana sensazione di dover ringraziare. Ma chi o che cosa, non lo so…